Federica,14 anni
Si sentiva così vuota, così insignificante. Come se qualcuno l’avesse aperta, capovolta e poi abbandonata nell’angolo più buio della stanza.
"- Professore, se non vengo alla lavagna mi mette 2?
- Esatto.
- Se vengo ed inizio l’interrogazione?
- Beh minimo 4 lo prendi.
- Si? Quindi è una questione di movimento. Se corro intorno alla scuola il sei me lo mette?”

(via megliosolichemalamati)


ahahhahahhahahahhaha dovevo usarla quando andavo a scuola :D

(via sensazioniuniche)

looool

(via certeluci-nonpuoi-spegnerle) justrememberwhoiwas 👍 (via difficilenonimpossibile)

"Mi resi conto di aver perso, con lei c’era sempre da perdere in partenza. Perché lei era lei. Era fatta così. E così me ne andai da tutti, anche se avevo promesso di restare. Me ne andai da tutti, perché tutto mi sembrava inutile. Restai con me stesso, a pensarti in queste strade sperdute. Era difficile, pensavo di bastarti. Pensavo di rimanere, invece sono andato. Pensavo. Pensavo di esser diverso. E non pensavo di scegliere una delle tante, bensì di scegliere te. Pensavo che scegliessi me, e non uno dei tanti. Penso ancora oggi che lo sbaglio fosse stato quello di essermene andato, e quello di non averti mai guardata negli occhi. Quello di non averti mai fatta ricordare il mio addio. Ancora oggi, nonostante abbia sofferto e nonostante tu mi sia mancata da morire, non ti ho ancora dimenticata. Mi viene da guardare quella maledetta fotografia, e ricordarti. Mi viene da pensare dove tu sia ora e come tu sia diventata bella. Ricordo che c’eri. E ora fai parte dei miei ricordi. Ricordo che amavo ogni cosa di te e che di ogni cosa che mi dicevi me ne facevo un’illusione; se lo era. Non saprò mai come sarebbe andata a finire e neppure cosa penseresti di me ora che sono un uomo. Uomo per modo dire, mi definisco ancora un uomo a metà con i tuoi ricordi nella mente. Nei miei ricordi esisti ancora.”
— parliamo-tuparlieioamo. (via parliamo-tuparlieioamo)
"E sei stronza, fredda, acida, quando cominci a ragionare con la testa proteggendo il cuore.”
— (via vieni-qui-e-amami)
"Una ragazza era a sedere, ferma a fissare i binari sui quali, fra circa dieci minuti, sarebbe arrivato il treno. Aveva le cuffie nelle orecchie e lo sguardo distante, assente. Si accese una sigaretta e guardò il fumo allontanarsi.
“Hai una sigaretta?”
Restò immobile qualche istante, poi strinse i pugni e si voltò verso la voce che le aveva posto la domanda.
Rimase pietrificata, probabilmente era l’ultima persona che avrebbe voluto incontrare.
Prese il pacchetto dalla tasca e lo porse al ragazzo davanti a lei, poi lo rimise a posto, senza dire una parola.
“Come stai?”
Chiese il ragazzo, che, nel mentre, si era seduto accanto a lei.
“Bene.”
Rispose lei, secca, senza distogliere lo sguardo dai binari.
“È da tanto che non ti vedevo.”
“Già. Quasi un anno.”
“Che fine avevi fatto?”
“Ti interessa davvero?”
“Si, altrimenti non te lo avrei chiesto.”
“Non ti è mai interessato niente di me, perché adesso sei qui a parlarmi?”
“Ce l’hai ancora con me per quello che è successo l’estate scorsa?”
“No.”
“Sicura?”
“No.”
“Mi dispiace, sono stato uno stronzo.”
La ragazza adesso si girò e lo guardò negli occhi per la prima volta dopo tanto tempo.
“No, non ti dispiace. Non ti sei fatto nessuno scrupolo ad illudermi e poi lasciarmi da sola.”
“Ma non pensavo di essere così importante per te.”
“Invece lo eri. Poi mi sono accorta che ero solo una delle tante per te. Ma a quel punto era troppo tardi, perché per me eri l’unico. Eri presente in ogni cosa che facevo, in ogni canzone che ascoltavo e in ogni frase che leggevo. Poi è arrivata lei, che era più carina, magari anche più simpatica e meno complicata di me e tu eri così felice. Quindi mi son detta che dovevo andare avanti, che io e te non saremo mai stati niente. Ho cambiato tutto, colore di capelli, ho cancellato le canzoni dalla mia playlist e sono pure uscita con persone nuove, in posti nuovi. C’ero riuscita a dimenticarti, però, a volte, la sera mi tornavi in mente e io non ci riuscivo mai a mandarti via e i giorni successivi io continuavo ad aspettarti.”
I suoi occhi si erano colorati di rosa, ma non avrebbe pianto, non davanti a lui.
“Sei ancora innamorata di me?”
Il ragazzo la guardava, anzi, forse la vedeva per la prima volta per com’era davvero.
“Se lo fossi, ti importerebbe qualcosa?”
“Probabilmente si.”
Una lacrima rigò il viso della ragazza.
“Non è vero.”
“Sei una stupida.”
La ragazza lo guardò sommersa dalle lacrime che non era riuscita a trattenere.
“Perché non mi hai mai detto queste cose?”
Continuò a dire il ragazzo.
“Perché non sarebbe cambiato niente. Io non sarei mai stata abbastanza per te, non ne sarei valsa la pena. Poi c’era lei e tu non mi avresti mai scelto. Io non sono mai la scelta di nessuno. Non mi avresti mai amata come io amo te, neanche se ci avessi provato.”
Dopo quest’ultima frase, arrivò il treno, la ragazza si asciugò le lacrime, prese la borsa e si alzò.
Il ragazzo rimase qualche secondo a sedere, mentre la vedeva andare verso il treno, sempre più lontana da lui. Poi si alzò di scatto, le afferrò il braccio e la tirò verso di sé.
“Sei tu la mia scelta.”
Le sussurrò, mentre le accarezzava la guancia, guardandola negli occhi, poi le diede il bacio che tanto aspettava.
Il treno ripartì, ma alla ragazza non importava più, sapeva di essere nel posto giusto, con la persona giusta, nonostante avesse aspettato così tanto.”
— comeunfiorediloto (via comeunfiorediloto)
"Sono sempre io,
Sono sempre io il problema.”
— laragazzachenonriuscivavivere (via malakain)
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